|
|||||||||||
|
Sunto della relazione presentata al congresso A.I.C.A. 93 (Associazione Italiana per l’Informatica ed il Calcolo Automatico) sulla nascita del Museo “ANTEFATTO
Il
Museo di Informatica e Storia del Calcolo è stato inaugurato a Pennabilli,
uno degli storici centri che scandiscono il Montefeltro, il 13 luglio 1991,
come frutto dell'impegno, della passione e della fatica di un insegnante che
è l'autore di questa nota. La
ricerca e la raccolta di "pezzi", strumenti, macchine e di
informazioni interessanti la storia del calcolo e dell'informatica erano per
lui interessi coltivati già da una dozzina d'anni, ma circoscritti
all'ambito della vicenda personale. La
svolta fu stimolata da un episodio apparentemente banale ma significativo:
vide un suo allievo, in laboratorio, che, per scoprire cosa c'era dentro,
stava rompendo una calcolatrice tascabile "perchè, tanto, l'ho trovata
dentro un fustino di detersivo". La sana curiosità e il deteriore
consumismo che si miscelavano in questo fatterello fecero riflettere
sull'importanza di recuperare e divulgare la "memoria storica "
del calcolo automatico e dell'informatica; memoria che rischia di .essere
ogni giorno azzerata dalla stessa rapidità dell'innovazione tecnologica. Tanto
bastava all'autore per spingerlo a mettere a disposizione la sua raccolta
come nucleo iniziale del percorso didattico che andava ideando per aiutare a
comprendere meglio il mondo dei numeri e del computer, per soddisfare il
desiderio e l'emozione di saperne di più: per imparare divertendosi,
insomma, riconoscendo che l'efficacia della "didattica ludica",
quando pure applicata, non è affatto confinata alla primissima infanzia. CARATTERISTICHE
E FINALITA' Due
aspetti rendono particolare e probabilmente unica, nel panorama italiano ed
europeo, questa iniziativa culturale. In
primo luogo il fatto di essere non solo nata per l'impegno e la dedizione di
una singola persona ma di caratterizzarsi ancora oggi alla stregua di una
"missione" individuale. Se è vero che questa "missione"
è riuscita a coinvolgere benemeriti e disinteressati contributi che hanno
rafforzato e continuano ad arricchire le dotazioni del Museo -e in primo
luogo il fondamentale sostegno dell' Amministrazione comunale di Pennabilli
che ha reso disponibile un'area di oltre 600 m2 costituita dal seminterrato
della locale scuola materna -è altrettanto vero che nessun concreto
sostengo, neppure "in natura", è venuto dalle istituzioni
scolastiche né dal mondo accademico. Autorevoli riconoscimenti si sono
peraltro avuti sotto forma di patrocinio da parte di: Consiglio Nazionale
delle Ricerche, Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e
Tecnologica, Università degli Studi di Bologna, I.R.R.S.A.E. Marche, Amm.ne
Provinciale di Pesaro, Comunità Montana Altavalmarecchia, Distretto
Scolastico N. 1 e, fin dall'inizio, Amm.ne Comunale di Pennabilli. Patrocini
che, pur non apportando alcuna risorsa concreta, sono motivo di
soddisfazione e testimoniano almeno la non totale impermeabilità degli
ambienti istituzionali. Almeno
fino ad oggi, l'impermeabilità è stata invece pressochè totale
nell'atteggiamento delle Aziende informatiche, in controtendenza rispetto al
modello di "sponsorizzazione culturale" che sta dando frutti
significativi in altri campi e in altre iniziative. Non si ha né
l'intenzione di criticare né la veste di sindacare questo atteggiamento; si
può però constatare che un contributo di entità irrilevante rispetto ai
budget promozionali -che, rapportati alle francescane esigenze del Museo,
rimangono enormi anche nell'attuale momento di difficoltà- troverebbe in
questa iniziativa un “moltiplicatore” di sicura efficacia in termini di
ricaduta culturale. E
questo porta al secondo degli aspetti peculiari del Museo: la sua
finalizzazione didattica rivolta specificamente al mondo della Scuola e
l'approccio inteso ad avvicinarsi con piacere e
curiosità al mondo del computer e della matematica; in questo
approccio convivono e si rafforzano mutuamente il richiamo potente
dell'attualità informatica ed il percorso attraverso la plurimillenaria
avventura intellettuale, densa di curiosità e di stimoli
all'approfondimento iniziatasi con le primordiali tecniche e strumenti di
conteggio. Senza.
voler neppure tentare un paragone con l'ormai rinomato Computer Museum. di
Boston [BON/88] con cui peraltro il Museo di Pennabilli condivide
l'approccio metodologico, dagli stessi U.S.A. si ha notizia [KER/92] di
un'altra iniziativa museale a "conduzione familiare" anch'essa
dedicata al settore del computer. Attraverso
visite guidate, possibilità di utilizzo interattivo delle apparecchiature
funzionanti, disponibilità di biblioteca, emeroteca e software didattico,
gli insegnanti e gli allievi possono sperimentare, "toccare" ed
approfondire, a diversi livelli e raccogliendo volta a volta gli stimoli
appropriati, gli argomenti dei programmi scolastici già svolti o ancora da
affrontare. Senza
pubblicità ma per effetto del metodo tanto spontaneo quanto efficace del
"passaparola", nei primi 18 mesi di attività il Museo è stato
visitato da oltre 20.000 persone provenienti da tutta Italia, in prevalenza
studenti delle scuole superiori, con circa 3.000 insegnanti e specialisti
del settore. . Questo
ragguardevole dato numerico testimonia quantitativamente sia l'impegno di
chi si è assunto la "missione" sia la rispondenza dell'iniziativa
e della sua "formula" ad una domanda culturale e didattica latente
ma generalizzata. Scorrendo
una rassegna [BON/91] sulle problematiche e sulle iniziative inerenti alla
storia dell'informatica e del calcolo automatico, si è avuta ulteriore
conferma della rilevanza e forse addirittura della "necessità "
dell'iniziativa qui descritta, anche sotto altri punti di Vista: .
-contribuire a diffondere anche in Italia quella cultura storica
dell'informatica che sta conoscendo all'estero, e soprattutto in U.S.A., una
stagione di eccezionale rigoglio, ma che in Europa e specialmente nel nostro
Paese può trovare una base ed una prospettiva storiografica certamente più
ampia e più articolata che non nel Nuovo Mondo; -rafforzare
la percezione delle espressioni materiali delle attività scientifiche e
tecnologiche quali "beni culturali” di importanza e di interesse
paritetici rispetto alle pur fondamentali espressioni delle arti plastiche e
visive; -esprimere
un'offerta culturale specializzata ed appropriata alle varie fasce d'utenza;
in questo senso il.Museo di Pennabilli ha fatto una scelta precisa -il mondo
della Scuola -che lo caratterizza e lo rende complementare rispetto ad altre
iniziative quali ad esempio il costituendo Museo di Pisa di cui la stampa
sta dando ampia informazione; -superare
le funzioni esclusivamente conservative ed espositive proprie dei musei di
prima e seconda generazione per orientarsi decisamente verso la fruizione
interattiva, l'accessibilità diretta e la sollecitazione ludica che
caratterizzano i cosiddetti musei di terza e quarta generazione e che, tra
l'altro, appaiono particolarmente connaturate alle tematiche scientifiche e
tecniche [BIN/89]. Il
Museo di Informatica e Storia del Calcolo si caratterizza come un museo
"ibrido" nel senso che assolve alla funzione di conservazione e di
esposizione; ha elementi del museo di terza e quarta generazione in quanto,
pur nella esiguità dei mezzi finanziari disponibili in questa fase, assolve
le funzioni della fruizione, della interattività e della didattica ludica;
utilizza anche materiali poveri e metodi artigianali per costruire o
ricostruire strumenti, meccanismi e macchine introvabili o particolarmente
efficaci dal punto di vista esemplificativo e didattico; prefigura infine un
museo -di quinta generazione ? -dove i visitatori-fruitori sono invitati a
portare oggetti, strumenti semplici ed ingegnosi, "giocattoli
didattici" da loro stesso costruiti. Nasce così un piccolo museo nel
museo, fatto di exhibit scelti e concepiti dal pubblico: la gente non solo
autogestisce il museo ma lo crea”. Renzo Baldoni- ideatore e direttore del Museo L’autore esprime un sentito ringraziamento al Dott. Corrado Bonfanti, Coordinatore del Gruppo di lavoro A.I.C.A. per la Storia del Calcolo Automatico, per il suo suggerimento di preparare questa comunicazione e per le informazioni e consigli ricevuti
Curiosità e fatti salienti dei primi dieci anni di vita del Museo: Il fondatore: Renzo Baldoni, insegnante, appassionato di informatica e di matematica. Dal 1975 ha iniziato a raccogliere, per hobbie personale, reperti e oggetti di elettronica e di informatica. Nel 1990 un fatto significativo lo spinge a mettere a disposizione di tutti il materiale raccolto e “lancia” l’idea di un Museo didattico in una mostra esposta nella sala del consiglio di Pennabilli nel luglio 1990, inaugurata dal Magnifico Rettore Roversi Monaco dell’Università di Bologna. Il 13 luglio 1991 viene inaugurato il Museo di Informatica e Storia del Calcolo, nella frazione di Ponte Messa, unico in Europa e secondo al Computer Museum di Boston.Un successo travolgente dovuto non solo all’unicità della proposta ma anche alla funzione prevalentemente didattica del Museo. I primi anni sono serviti a raccogliere “oggetti”, a conservare la “memoria” e ad affinare le scelte: oltre 1300 “pezzi” significativi che formano la sezione Calcolo e la sezione Informatica del Museo, 3000 volumi rari di matematica e di informatica, oltre 300 filmati scientifici, 287.000 programmi per computer pari a 3.5 Terabyte (3500 miliardi di informazioni), sicuramente una delle più grandi concentrazioni di software. In 10 anni il Museo ha preparato e presentato al pubblico oltre venti mostre molto apprezzate, caratterizzandosi come una delle più significative istituzioni culturali del territorio. Uno
sforzo immane, non solo dal punto di vista finanziario, sostenuto dal
fondatore del Museo, nella completa indifferenza di tutte le Istituzioni
culturali e Amministrazioni territoriali. Amici
del Museo: fortunatamente
moltissime persone hanno aiutato il Museo con le loro conoscenze, con
consigli, con donazioni, con l’amicizia e la simpatia che sono state
pungolo e sostegno nei momenti difficili; impossibile citarli tutti,
ma ognuno è stato fondamentale nell’affermazione del Museo. Un ricordo
affettuoso a Tonino
Guerra, poeta, che fra i
primi ha apprezzato e creduto in questa iniziativa e a Corrado
Bonfanti, storico
dell’informatica, “suggeritore” delle più importanti scelte del
Museo, punto di riferimento costante. Un
lustro di Museo: nel
luglio 1996 il Museo compie cinque anni.Viene inaugurato il pendolo di
Foucault, alto 18 metri, realizzato grazie alla sensibilità della Società
REV di Ponte Messa; è presentato il libro “La storia del calcolo”,
curato dal Direttore del Museo, e la mostra didattica “La storia
dell’informatica”. Un Museo sempre nuovo: l’acquisizione di sempre nuove macchine, la presentazione di nuovo software sulle dieci postazioni di lavoro, le mostre temporanee allestite con cadenza semestrale, rendono la visita del Museo sempre piacevole e …diversa, tanto da rendere vera l’affermazione curiosa di un professore in visita: “la visita al Museo lubrifica il cervello”. |