Museo di Informatica e Storia del CalcoloPennabilli ( Pesaro ) |
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“In
questa mostra vengono presentate 100 tavole dell’Encyclopédie di
Diderot e d’Alembert che più direttamente richiamano la matematica
e la geometria applicata alla natura, ad altre scienze e al
lavoro dell’uomo: nell’architettura, nell’astronomia, nelle
tecniche artistiche, nella musica e negli strumenti, nelle scienze e
nelle tecniche tradizionali, nell’arte militare e nei mestieri della
vita quotidiana. Sarà possibile, inoltre, comprendere la vita del
‘700 attraverso la visione di tutte le 2794 tavole dell’Encyclopédie
grazie ad una stazione multimediale appositamente attrezzata”. (Prof. Renzo Baldoni, Direttore del Museo e curatore della
mostra) LA
MATEMATICA
NELL’ ENCYCLOPEDIE DI DIDEROT E D’ALEMBERT (1751-72) in 100 tavole ------------------------------------------------------------------------------------- PREMESSA Nei
primi nove anni di vita, il Museo
di Informatica e Storia del Calcolo di Pennabilli ha
svolto un’intensa attività culturale attraverso pubblicazioni,
mostre, iniziative, incontri, che hanno contribuito a diffondere la
cultura scientifica fra i suoi visitatori, principalmente studenti ed
insegnanti. Un Museo vivo non
deve solo documentare e conservare strumenti e archivi, ma deve
diventare un centro di educazione permanente. Il
Museo di Informatica e Storia del Calcolo ha finora realizzato ed
esposto le seguenti mostre: -
la storia del calcolo -
i grandi matematici -
un treno di…matematici -
le tappe e gli uomini della
matematica -
il teorema di Pitagora -
numeri interessanti -
i regoli di Genaille -
la storia dell’informatica -
le applicazioni
dell’informatica -
esploriamo Internet -
la realtà virtuale -
il pendolo di Foucault -
teneo te, Luna -
il software didattico -
l’informatica nella scuola -
professione informatico (in
collaborazione con il CNRS francese) -
il Pi greco:storia e
curiosità di un numero affascinante -
i Frattali: un mondo
autosomigliante? La
mostra La Matematica nell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert
(1751-72)-100 tavole è la prima di una nuova serie di iniziative
intese a “festeggiare” i primi 10 anni di vita del Museo. Il
Museo di Informatica e Storia del Calcolo di Pennabilli da museo
scientifico desidera divenire sempre più museo-laboratorio, museo vivo,
una significativa istituzione locale di educazione permanente. Si
intende, perciò, intraprendere un importante rinnovamento e
potenziamento delle attività culturali basato sul seguente progetto
triennale:
-
estate 2000:
La matematica nell’Encyclopédie di Diderot e
D’Alembert-100tavole -
autunno 2000: mostra
e convegno scientifico su “la teoria del tutto: un’unica legge alla base
della natura?” -
primavera 2001: le curve
famose -
estate 2001: i poliedri di
Luca Pacioli -
autunno 2001: i
caleidocicli di Escher -
I° semestre 2002:
la macchina universale di Turing -
II° semestre 2002: le
radici europee del computer I
festeggiamenti del decennale del Museo auspichiamo possano concludersi
con la creazione di un Laboratorio di matematica e con la pubblicazione
di un volume, con cdrom allegato, da distribuire alle scuole in visita,
alle biblioteche, alle università e ai centri di ricerca scientifici. L’ENCYCLOPEDIE Si
calcola che in Europa siano stati acquistati complessivamente 30.000
esemplari dell’opera. Fu investita la somma di 1.158.000 livres; ma
sappiamo che il ricavo fu di 2.162.000 livres: gli editori, e in
particolare Le Breton, con l’Encyclopédie si arricchirono. Quella che
si era presentata come una delle più grandi imprese editoriali del
secolo divenne anche un
grosso affare. Nel
1747 Le Breton si rivolse a Diderot proponendogli il lavoro e Diderot
subito si assicurò la collaborazione dell’amico D’Alembert
soprattutto per la redazione della parte matematica. Il
trentacinquenne Diderot era già noto a quel tempo come uomo di lettere
ricco di spirito e dai vari interessi, scrittore e filosofo, soprattutto
per i suoi Pensées philosophiques (1746) e per la famosa Lettre
sur les Aveugles à l’usage de ceux qui voient (1749). Ben presto
Diderot abbozzò l’idea di elaborare un’enciclopedia del tutto nuova
e davvero universale che avrebbe dovuto essere ben diversa da ogni altra
precedente, ottenendo con il progetto un privilegio del re per
l’edizione. Così Diderot poté nel 1750 annunciare nel notevolissimo Prospectus
l’imminente pubblicazione del primo volume dell’ Encyclopédie.
Fondamentale
importanza ebbe poi il Discours préliminaire di D’Alembert
posto in apertura del primo volume dell’Encyclopédie
che, enunciando il programma filosofico e l’impegno
intellettuale di tutta l’opera, si qualifica come l’essenziale
ragione dell’iniziale grande successo. L’autore era già a quel
tempo uno studioso di fama europea, membro illustre delle Accademie di
Parigi, Berlino e Londra e amico di Federico il Grande. Il Discours
non fece che completare la sua fama: esso si conta tra i
testi classici dell’Illuminismo (v. Appendice). Nell’Encyclopédie
confluiscono quasi tutte le correnti della Francia illuminista
prerivoluzionaria. Il lavoro ebbe un duplice scopo. Come enciclopedia
esso doveva illustrare la gerarchia e la correlazione di tutte le
conoscenze umane, dimostrare l’unità del sapere in tutte le possibili
coerenti connessioni e dunque adempiere a un fine soprattutto
filosofico. Esso però doveva anche essere un Dictionnaire raisonné delle
scienze, delle arti e della tecnologia, e dunque contenere i principi
generali su cui queste attività si basano, nonché le particolarità
essenziali che le caratterizzano nel loro complesso e nei contenuti.
L’opera doveva perciò essere un testo di consultazione, un
“deposito del sapere”, in grado di fornire notizie sui più recenti,
per l’epoca, stadi di sviluppo della scienza e della tecnica; doveva
servire come mezzo d’istruzione, di formazione, d’insegnamento
pratico per ogni tipo di lettore in ogni campo del sapere e della vita,
diventando perciò anche portavoce di nuove idee religiose, politiche e
sociali. L’opera, nella ferma convinzione degli autori, era pensata
come arma della critica contro la società e la religione, come un
arsenale di argomenti e armi d’offesa per la battaglia con cui
realizzare, nello spirito dell’Illuminismo, un nuovo ordine per la
vita dell’uomo, basato sulla ragione e sulla libertà. L’opera di
Diderot può essere considerata anche come un compendio di informazioni
tecniche, nella posizione di rilievo che spetta alla tecnologia. Per
l’Enciclopédie , la tecnica si configura come il veicolo per la
volgarizzazione delle idee illuministiche e, al tempo stesso, dà corpo
alla tendenza verso una rifondazione delle attività tecnico-industriali
e manuali per mezzo della scienza, facendo così diventare la formazione
scientifica e l’illuminismo importanti fattori educativi. Nel
complesso l’opera presenta, in singoli articoli specialistici e nella
totalità delle tavole, un ampio ma statico quadro dello stadio di
sviluppo raggiunto dalla tecnologia prima dell’avvento della
Rivoluzione industriale. Le idee sostenute e divulgate dall’ Encyclopédie,
relative a una secolarizzazione del sapere e del pensiero, a un rifiuto
dell’autorità costituita, alla fede della onnipotenza della Ragione e
dell’esperienza, ma soprattutto alla fede nella scienza, nel progresso
e nella capacità, per l’uomo, di portare a termine ogni impresa,
corrispondevano perfettamente al pensiero già espresso in altri testi
della letteratura illuministica. Le
correnti spirituali dell’Encyclopédie contribuirono di certo a
spianare la strada alla rivoluzione borghese del 1789; esse sfociano
nelle idee sulla scienza e sull’educazione che la Rivoluzione farà
proprie, nelle concezioni scientifiche che, considerando gli ulteriori
sviluppi della storia della tecnica, portano al momento, di storica
importanza, in cui nasce l’ école polytechnique (1794), tra i
cui veritables fondateurs o padri spirituali
si possono certamente porre gli autori dell’Encyclopédie. In
essa, il riconoscimento dell’unità di tutte le attività tecniche,
fondata sulla matematica e sulla storia naturale, venne espresso in modo
così valido da continuare ad agire per tutta l’era industriale. DIDEROT Denis
Diderot (1713-1784). Scrittore
francese, nato a Langres e morto a Parigi. Dopo aver compiuto gli studi
presso i Gesuiti, abbandonò tutto per studiare liberamente da solo,
vivendo dieci anni di lezioni, traduzioni e lavori librari. Con D’Alembert
iniziò l’Encyclopédie; nel 1749 fu rinchiuso nella prigione di
Vincennes per le sue Lettere sui ciechi. Appena uscito di prigione
riprese il gigantesco lavoro dell’Encyclopédie che terminò nel 1765.
Dal 1773 al 1774 soggiornò a Pietroburgo presso Caterina II che gli
aveva concesso una pensione; trascorse poi gli ultimi anni a Parigi
lavorando intensamente e morì lasciando molte opere inedite. Un
aneddoto interessante riguarda il grande matematico Eulero e il filosofo
ateo ( o panteista) Diderot. Invitato dalla grande Caterina a visitare
la sua corte, Diderot consacrava i suoi ozi a convertire i cortigiani
all’ateismo; avvertita, l’imperatrice incaricò Eulero di mettere la
museruola al frivolo filosofo. Era una missione facile, perché parlare
di matematica a Diderot, era come parlargli cinese. De Morgan ci
racconta ciò che accadde:”Diderot fu avvertito che un matematico
d’ingegno possedeva una dimostrazione algebrica dell’esistenza di
Dio e che l’avrebbe esposta davanti a tutta la corte, se avesse
desiderato ascoltarla; Diderot accettò con piacere…Eulero avanzò
verso Diderot e gli disse gravemente, con un tono di perfetta
convinzione: “Signore, Come
matematico valeva poco; pubblicò una mediocre raccolta di “Mémoires
Mathématiques” (Parigi,1748), dove in pratica tratta solo della
sviluppante o evolvente di circolo. In altri campi, invece, raccolse ben
meritati allori. La sua vasta produzione comprende opere filosofiche,
fra cui: Saggio
sul merito e la virtù, Pensieri filosofici, Pensieri
sull’interpretazione della natura; critica letteraria e artistica,
come: Discorso sulla poesia drammatica, Elogio di Richardson, Il
paradosso sul commediante, Salons; romanzi e racconti, fra cui: La
religiosa, Il nipote di Rameau, Giacomo il fatalista, I due amici di
Bourbonne; e drammi, quali: Il figlio naturale, Il padre di famiglia. D’ALEMBERT Alla
teoria delle corde vibranti egli diede assetto pienamente soddisfacente;
riguardo, invece, alla questione del significato da attribuirsi al
logaritmo dei numeri negativi, fu, a torto, avversario di Euler e
sostenitore di G. Bernoulli. D’Alembert, malgrado la vastità ed
importanza delle sue ricerche matematiche, non esercitò grande
influenza sulle masse, probabilmente perché fu un espositore ben poco
felice e adottò le peggiori delle notazioni. Nella
moltitudine di sforzi per introdurre il rigore nel calcolo
infinitesimale, pochi erano sulla strada giusta. Fra questi i più
notevoli furono quelli di d’Alembert e, prima ancora, di Wallis.
Nell’articolo Différentiel dell’Encyclopédie
d’Alembert dice:” Newton non ha mai considerato il calcolo
differenziale come un calcolo di infinitesimi, ma come un metodo delle
prime e ultime ragioni, cioè come un metodo per trovare il limite di
questi rapporti”. D’Alembert definiva però il differenziale come
“una quantità infinitamente piccola o almeno più piccola di
qualunque grandezza assegnabile”. Egli riteneva che il calcolo di
Leibniz potesse essere edificato su tre regole per i differenziali,
anche se preferiva considerare la derivata come un limite. Nella sua
ricerca dell’uso dei limiti anch’egli, come Euler, afferma che 0/0
può essere uguale a qualunque quantità si voglia. In un altro
articolo, intitolato Limite, d’Alembert dice:” La teoria dei limiti
è la vera metafisica del calcolo…Nel calcolo differenziale non si ha
mai a che fare con quantità infinitesime, ma unicamente con limiti di
quantità finite. Perciò la metafisica delle quantità infinite e
infinitamente piccole,più grandi o più piccole l’una dell’altra,è
completamente inutile per il calcolo differenziale”. Gli
infinitesimi erano semplicemente un modo di esprimersi che evitava la più
lunga descrizione in termini di limiti. In effetti, d’Alembert diede
una buona approssimazione della definizione corretta di limite in
termini di una quantità variabile che si avvicina a una quantità fissa
meno di una qualunque quantità data, anche se pure lui parla di una
variabile che non raggiunge mai il limite. Non diede tuttavia
un’esposizione formale del calcolo infinitesimale che incorporasse e
utilizzasse le sue idee, che sono fondamentalmente corrette. Anche d’Alembert
rimaneva nel vago su un certo numero di punti; definiva, ad esempio, la
tangente a una curva come il limite della secante quando i due punti
d’intersezione diventano uno solo. Questa vaghezza, specialmente
nell’enunciazione della nozione di limite, fece sì che molti
discutessero se una variabile può raggiungere il suo limite. Poiché
non esisteva alcuna esplicita presentazione corretta del calcolo
infinitesimale, d’Alembert ammoniva coloro che si accingevano a
intraprenderne lo studio con la frase:” Andate avanti, e la fede vi
verrà”. D’Alembert
distingue le serie convergenti da quelle divergenti. Nell’articolo Série
dell’Encyclopédie dice:” Quando la progressione o serie si avvicina
sempre di più a una quantità finita e, di conseguenza, i termini della
serie, o le quantità di cui è composta, vanno diminuendo, si dice che
la serie è convergente e se si continua all’infinito essa diventerà
infine uguale a questa quantità. Così, ½+1/4+1/8+1/16+…. formano
una serie che si avvicina sempre a 1 e che diventerà uguale a esso
quando la si prosegue all’infinito”. Nel
1768 d’Alembert espresse dei dubbi sull’uso delle serie che non sono
convergenti, dicendo negli Opuscules mathématiques: “ Quanto a me,
confesso che tutti i ragionamenti basati sulle serie che non sono
convergenti…mi appaiono molto sospetti, anche quando i risultati sono
in accordo con verità a cui si è pervenuti per altre vie”. D’Alembert,
nell’articolo Fondamental contenuto nel volume VII (1757) dell’Encyclopédie,
attaccò Bernoulli. Egli non credeva che tutte le funzioni periodiche
dispari potessero essere rappresentate da una serie quale Il
secolo XVIII era soprattutto interessato alle applicazioni della
matematica alla scienza e poiché le regole operative erano
intuitivamente sicure, almeno per i numeri reali, nessuno si preoccupò
seriamente dei fondamenti. Tipica è l’affermazione di d’Alembert
nell’articolo sui numeri negativi dell’Encyclopédie. L’articolo
non è del tutto chiaro e d’Alembert
conclude dicendo che “le regole algebriche delle operazioni con
i numeri negativi sono generalmente ammesse da ognuno e riconosciute
esatte, qualunque sia l’idea che uno può avere su queste quantità”.
I vari tipi di numeri, mai portati correttamente alla luce, acquisirono
tuttavia una posizione più salda nella comunità matematica del
Settecento. Sempre sull’articolo Différence de l’Encyclopédie, a
proposito della lettera di Newton a Collins del 1672 sul metodo di Sluse
e di Gregory per le tangenti, d’Alembert scrive: “ Questa lettera,
che si vuole trasmessa a Leibniz, contiene il metodo per trovare le
tangenti delle curve, ma l’applicazione che se ne dà si riferisce
solo alle curve le cui equazioni non presentano radicali. Questa lettera
non contiene quindi il calcolo differenziale ma solo il calcolo di
Barrow per le tangenti un po’ semplificato. E’ vero che Newton vi fa
menzione di un suo metodo per trovare le tangenti di ogni genere di
curve, geometriche e meccaniche, vi siano o non vi siano radicali nelle
equazioni, ma si limita solo a dichiararlo”. Le
discussioni sui fondamenti (o sulla metafisica, come si diceva allora)
del calcolo, inaugurata dalle critiche di Berkeley, si mantenne assai
viva per tutto il Settecento e ad essa presero parte i più autorevoli
matematici. D’Alembert chiarì le proprie posizioni in diversi
articoli dell’Encyclopédie, in particolare nella voce Limite, da cui
è tratto il passo seguente: “ La teoria dei limiti è la base della
vera metafisica del calcolo differenziale.[…] A dire il vero, il
limite non coincide mai, o non diventa mai uguale alla quantità di cui
è il limite, ma questa vi si avvicina sempre di più e può differirne
tanto poco quanto si vuole. Il cerchio, per esempio, è il limite dei
poligoni circoscritti e inscritti poiché non si confonde mai
rigorosamente con essi benché essi possano avvicinarvisi
all’infinito. Questa nozione può servire a chiarire diverse
proposizioni matematiche. Per esempio, si dice che la somma di una
progressione geometrica decrescente, il cui primo termine è a e il
secondo b , è Per
la sua difesa del progetto dell’Encyclopédie, d’Alembert diventò
famoso come “la volpe dell’Enciclopedia” e, attraverso
l’amicizia di Voltaire e di altri “philosophes”, d’Alembert
contribuì ad aprire la strada alla Rivoluzione Francese. Alla
giovanissima età di 24 anni fu eletto all’Accadémie des Sciences, e
nel 1754 ne divenne il secrétaire perpetuel, e in tale veste fu forse
lo scienziato più influente in Francia. IL
‘700 : SECOLO DEI
LUMI I
nuovi intellettuali francesi, i philosophes, formavano un vero e proprio
partito di opposizione che, nonostante la presenza di divergenze
teoriche piuttosto forti al suo interno,sembrava comunque destinato ad
animare una radicale svolta nella storia europea. La critica alle
istituzioni religiose, politiche e culturali del tempo, la
ristrutturazione del sapere in nuove categorie e sistematiche,
unitamente all’ambizioso progetto di costruire una società
completamente rinnovata, laica e guidata dalle leggi di natura
costituivano i nodi centrali della filosofia illuminista che
sarebbe sfociata nella rivoluzione del 1789. Gli strali degli
illuministi si abbattevano contro il fanatismo della cultura cattolica,
con la sua intolleranza, i suoi dogmi, la sua rigida organizzazione
gerarchica e contro l’assolutismo monarchico. La filosofia dei Lumi
coinvolgeva ogni sfera del sapere e portava a una ristrutturazione della
concezione, non solo della politica e della religione, ma anche della
scienza, dell’arte, della letteratura e dell’economia. “L’Illuminismo
è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve
imputare a se stesso.[…] Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti
della tua propria intelligenza! E’ questo il motto
dell’illuminismo”. Il filosofo I. Kant scriveva queste pagine nel
1784, quando si era ormai consolidato lo spirito critico che aveva
animato la battaglia dei Lumi. Della diffusione dei valori della nuova
cultura borghese fu strumento L’Enciclopedia o dizionario ragionato
delle scienze, delle arti e dei mestieri a cui collaborarono personaggi
più o meno noti; il merito maggiore va a Diderot che scrisse 1139
articoli di storia, arte, filosofia e letteratura e corresse gran parte
del testo altrui allo scopo di assicurare un’unità di pensiero. Le
voci di matematica, fisica e meccanica furono redatte da d’Alembert.
Tra gli altri collaboratori sono da ricordare Montesquieu, Voltaire,
Helvétius, Condillac, Rousseau (per la musica), Quesnay, Turgot (per
l’economia), Marmontel (per la critica letteraria) e Buffon (per le
scienze naturali). Nell’ambito
tecnico-.scientifico era evidente l’urgenza che animava l’
Enciclopedia di diffondere il sapere di una cultura rinnovata. I
progressi della meccanica e dell’astronomia del Cinquecento e del
Seicento si consolidarono nel secolo successivo sulla base di metodi
matematici ormai stabiliti e trovarono ampia diffusione grazie
all’opera non tanto degli scienziati, quanto dei letterati. Gli stessi
scopi dell’Enciclopedia enunciati da d’Alembert nel celebre Discorso
preliminare, ossia l’ordinamento e l’unificazione delle conoscenze,
erano in perfetta sintonia con le esigenze degli scienziati. Secondo il
filosofo illuminista, attraverso l’uso di tre facoltà, la memoria, la
ragione e l’immaginazione, si giunge alla distinzione dei tre oggetti
di conoscenza, storia, filosofia e belle arti, che rappresentano gli
ambiti più generali dell’albero genealogico del sapere. In
particolare la filosofia coincide con la conoscenza scientifica della
natura su base matematica poiché studia le proprietà degli esseri che
possiamo conoscere direttamente solo attraverso i sensi. Se il sistema
newtoniano entra a far parte delle conoscenze collettive attraverso la
trattazione di d’Alembert, nell’ambito scientifico quelle teorie
appaiono, fin dalla pubblicazione dei Principia Mathematica (1687), il
nuovo paradigma di riferimento (e a volte di scontro) per gli scienziati
settecenteschi, da Laplace a Gauss, da Eulero a Lagrange. Newton aveva
operato una rivoluzionaria sintesi che permetteva di spiegare, con
un’unica teoria, i movimenti dei corpi celesti e dei fenomeni
terrestri. Nell’ambito
della fisica grande importanza rivestirono gli studi sui fenomeni
elettrici che portarono alla scoperta da parte di Coulomb (1736-1806)
dell’attrazione e repulsione delle cariche, all’ideazione del
parafulmine da parte di Franklin (1706-1790), alla dimostrazione
dell’esistenza dell’elettricità animale attraverso gli esperimenti
di Galvani (1737-1798) e all’invenzione della prima pila di Volta
(1745-1827). Nel
secolo dei Lumi la medicina prese lezione dai fatti interpretati con i
criteri quantitativi della meccanica e della chimica, facendo propria
l’esigenza di interdisciplinarietà tipica dello spirito
enciclopedico. Nelle scienze naturali divenne prioritario
l’ordinamento delle conoscenze; i resoconti delle spedizioni
scientifiche e delle esplorazioni delle colonie riversarono sul
continente una tale quantità
di informazioni da imporre l’esigenza di una classificazione rigorosa
dei nuovi esemplari vegetali e animali. La conquista più originale
della scienza settecentesca fu il concetto di evoluzione che, attraverso
Buffon e Lamarck, portò nel secolo successivo alle teorie di Darwin. Il
settecento segnò una svolta anche per la chimica, che ottenne dignità
di scienza autonoma. L’antecedente della chimica moderna può essere
indicata nella teoria del flogisto, che permise di convogliare
l’attenzione sui fenomeni di combustione e ossidazione, anche se la
spiegazione proposta presentò fin dal nascere numerosi punti deboli.
Lavoisier (1743-1794) da un lato demolì alla base la teoria del
flogisto scoprendo la funzione dell’idrogeno nei processi di
combustione, dall’altro introdusse un’indagine quantitativa dei
fenomeni che permise di elaborare una rigorosa nomenclatura degli
elementi. Veniva così fondata la chimica moderna, finalmente separate
dalla fisica. Non si deve però dimenticare che le scoperte e le
invenzioni che caratterizzarono questo fecondo secolo furono in gran
parte dovute ai notevoli progressi compiuti dalla tecnica. La scienza
settecentesca fiorì in un contesto sociale ed economico che poneva un
numero sempre crescente di domande pratiche, come testimoniava
l’entusiasmo con cui vennero accolte le prime realizzazioni della
macchina a vapore e le applicazioni pratiche degli studi
sull’elettricità. L’opera di diffusione delle conoscenze
scientifiche attuata dall’ Encyclopédie incarnava perfettamente la
concezione auspicata da Bacone un secolo prima, secondo cui il valore
sociale e pubblico di una scienza feconda si realizzava nell’unione di
teoria e pratica. Il sapere tecnico-artigianale, nascosto nelle botteghe
rinascimentali e tramandato dai maestri delle arti o dai manuali
specializzati, entrò in rapporto dal Seicento in poi con la ricerca
scientifica e ottenne un riconoscimento ufficiale nell’Encyclopédie.
Diderot raccolse la documentazione necessaria al suo intento andando a
interrogare gli artigiani nelle botteghe, procurandosi a volte le
macchine più semplici per vedere come un’opera nasceva e per
descriverne la produzione. Frutto di tanta attenzione ai mestieri
tradizionali, soprattutto a quelli meno meccanizzati, furono gli 11
volumi dedicati alle tavole delle arti e dei mestieri; le tecniche erano
così più vicine al grande pubblico e risultavano integrate nel sapere
culturale egemonico. I
MATEMATICI DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE Nel
XIV secolo Parigi era stato uno dei centri scientifici del mondo
(l’altro era Oxford), ma da lungo tempo aveva perduto questa
posizione. L’Università di Parigi era rimasta indietro rispetto ai
tempi. Nella Francia del XVIII secolo le università non erano come oggi
centri di studi matematici, ed è difficile citare anche un solo
matematico del XVIII secolo che abbia svolto la sua attività, diciamo,
all’Università di Parigi. La maggior parte dei matematici francesi
del tempo avevano rapporti con la chiesa o con l’esercito; altri
vivevano alla corte di re e principi o si dedicavano all’insegnamento
privato. Fra le parecchie enciclopedie matematiche uscite negli ultimi
decenni del XVIII secolo, quella che ebbe maggior successo, a giudicare
dalle numerose riedizioni, fu la serie di volumi del Cours mathématique
di Bézout. Lagrange aveva pubblicato la sua Mécanique analytique
(1788), oltre a numerosi articoli di algebra, di analisi e di geometria.
Condorcet
aveva pubblicato un De calcul intégral fin dal 1765 e un Essai sur l’application
de l’analyse à la probabilité des decisions rendues à la pluralité
des voix nel 1785. Monge aveva
pubblicato numerosi articoli matematici sugli Atti della Académie des
Sciences. Attraverso le sue numerose attività Monge era diventato, al
tempo della rivoluzione, uno degli scienziati francesi più famosi. Di
fatto, la sua fama di fisico e di chimico era forse superiore a quella
di matematico, poichè la sua geometria non era ancora stata
riconosciuta e valutata in misura adeguata alla sua importanza.La Géométrie
descriptive, il suo capolavoro, non era stata pubblicata perché i suoi
superiori ritenevano che dovesse essere tenuta segreta nell’interesse
della difesa nazionale. Laplace e Legendre collaboravano regolarmente a
periodici scientifici, mentre Carnot nel 1786 aveva già pubblicato una
seconda edizione del suo Essai sur les machines en général, oltre a
composizioni poetiche e a un’opera sulle fortificazioni. Agli
inizi del periodo rivoluzionario (1790), Talleyrand propose la riforma
dei pesi e delle misure.Il problema fu demandato all’Académie des
Sciences, che incaricò un comitato. Del comitato facevano parte quattro
matematici: Lagrange, Laplace, Legendre e Monge. Il sistema metrico
rappresenta, naturalmente, uno dei risultati matematici più tangibili
della Rivoluzione Francese, ma dal punto di vista dello sviluppo teorico
della matematica il suo significato non è minimamente paragonabile a
quello di altri contributi. CONDORCET
(1743-1794) Condorcet
apparteneva al circolo di intellettuali raccolti attorno a
Voltaire e a d’Alembert. Era un abile matematico e aveva pubblicato
libri sulla teoria delle probabilità e sul calcolo integrale. Fiducioso
nella perfettibilità del genere umano e convinto che l’educazione
avrebbe eliminato ogni vizio, difendeva un sistema di educazione
pubblico e gratuito, idea mirabilmente lungimirante, specialmente a quei
tempi. Condorcet deve forse la sua fama maggiore nel campo della
matematica al fatto di essere stato un precursore della matematica
applicata a problemi sociali, soprattutto attraverso l’applicazione
del calcolo delle probabilità e della statistica a tali problemi. Con
l’avvento della Rivoluzione, gli interessi di Condorcet si volsero
dalla matematica ai problemi politici e amministrativi. Nel 1792 pubblicò
il proprio schema per un sistema educativo rinnovato; ma la proposta di
un’educazione gratuita diventò il bersaglio di attacchi e critiche.
Nel 1794 fu arrestato ma fu trovato morto in cella, probabilmente
suicida. MONGE
(1746-1818) Lagrange
rimase così colpito dall’opera di Monge che, a quanto si racconta,
avrebbe esclamato: “Con la sua applicazione dell’analisi alla
geometria questo uomo diabolico si conquisterà l’immortalità!”. CARNOT
(1753-1823) Carnot
era interessato ai problemi dell’educazione a ogni livello,
anche se sembra che non abbia mai insegnato. Nel 1797 Carnot scrisse le
Réflexions sur la métaphysique du calcul infinitésimal che godettero
di una vasta popolarità. Nella seconda metà del XVIII secolo nessuno
dei metodi allora comunemente usati nel calcolo infinitesimale, nè
quello newtoniano delle flussioni, nè quello di Leibniz basato sul
concetto di differenziale, e neppure quello di d’Alembert che
utilizzava il concetto di limite, sembrava soddisfacente. I diversi
metodi adottati nel calcolo infinitesimale, secondo l’opinione di
Carnot, non erano altro che semplificazioni dell’antico metodo di
esaustione. Oggi,
però, la fama di Carnot è legata soprattutto ad altre opere. Nel 1801
pubblicò un lavoro intitolato De la corrélation des figures de géométrie,
anch’esso caratterizzato da un alto grado di generalità. In esso
Carnot cercò di dare alla geometria pura un grado di universalità
paragonabile a quello goduto dalla geometria analitica. Nel 1803 Carnot
diede ampio sviluppo alla sua teoria della correlazione tra figure
geometriche nella Géométrie de position, un’opera che lo colloca
accanto a Monge come fondatore della moderna geometria pura. Questa
passione per la generalizzazione che
si riscontra nell’opera di Carnot ha costituito la principale forza
propulsiva della matematica moderna, specialmente nel nostro secolo. La
topologia in particolare,interessata com’è alle proprietà delle
figure che rimangono invarianti attraverso una deformazione continua
delle figure stesse, riempirebbe di gioia Carnot, se potesse risuscitare
oggi, giacchè egli riconoscerebbe che essa va molto al di là della sua
correlazione di figure geometriche. Il nome di Carnot è noto fra i
matematici per un teorema che porta appunto tale nome e che apparve nel
1806 in un Essai sur la théorie des transversales. Anche questo teorema
rappresenta una generalizzazione di un risultato conosciuto sin
dall’antichità. Una speculazione lo portò alla rovina finanziaria
nel 1809. LEGENDRE
(1752-1833) Nel
1794, l’anno del Terrore, Legendre pubblica i suoi famosi Eléments de
géométrie, che tanto successo ebbero anche nelle scuole americane.
Numerosi furono i campi in cui Legendre realizzò progressi
significativi, ma essi si collocavano quasi tutti al di fuori della
geometria: riguardavano la teoria delle equazioni differenziali, il
calcolo differenziale e integrale, la teoria delle funzioni, la teoria
dei numeri e la matematica applicata. Compose un trattato in tre volumi
intitolato Exercises du calcul intégral (1811-1819) che rivaleggiò con
quello di Eulero per completezza e prestigio; più tardi sviluppò
alcune parti di questo trattato in altri tre volumi comprendenti il
Traité des fonctions elliptiques et des intégrales eulériennes
(1825-1832). Inoltre, cosa ancor più importante, elaborò alcuni
strumenti analitici fondamentali, che portano il suo nome e si
rivelarono molto utili alla fisica matematica. Legendre fu una figura
importante anche nel campo della geodesia, dove sviluppò il metodo
statistico dei minimi quadrati. Le memorie dell’Institut contengono
anche uno dei tentativi di Legendre di dimostrare il postulato delle
parallele, ma fra tutti i suoi contributi matematici Legendre preferiva
i lavori sugli integrali ellittici e sulla teoria dei numeri. Pubblicò
un Essai sur la théorie des nombres (1797-1798) in due volumi, il primo
trattato dedicato esclusivamente a questo argomento. La sua attenzione
fu attirata dall’ultimo teorema di Fermat, e verso il 1825 diede una
dimostrazione della sua insolubilità per n=5. Quasi altrettanto famoso
è un teorema sui numeri congrui pubblicato da Legendre sempre nell’
Essai del 1797-1798. LAGRANGE
(1736-1813) Lagrange
trovò che l’ equazione risolvente di un’equazione di quinto grado
non solo non era di grado inferiore al quinto, come ci si sarebbe
aspettato, ma era addirittura un’equazione di sesto grado. Da tale
constatazione Lagrange trasse la congettura che le equazioni polinomie
di grado superiore al quarto non fossero risolvibili con i metodi
abituali. Elaborò anche il metodo di variazione dei parametri nella
risoluzione di equazioni differenziali lineari non omogenee. Come
molti altri matematici moderni di primo piano, anche Lagrange aveva un
profondo interesse per la teoria dei numeri. Nel 1770 pubblicò una
dimostrazione del teorema (di cui Fermat pretendeva di aver dato una
prova) secondo il quale ogni numero intero positivo è la somma di non
più di quattro quadrati perfetti; pertanto questo teorema spesso è
noto come il teorema di Lagrange dei quattro quadrati. LAPLACE
(1749-1827) Laplace
trasse dall’oblio anche le ricerche di Baynes sulla probabilità
inversa. Nel trattato di Laplace troviamo esposta anche la teoria dei
minimi quadrati, che era stata creata da Legendre, con l’aggiunta di
una dimostrazione formale che Legendre non era riuscito a dare. La Théorie
analytique contiene anche la trasformata di Laplace, di grande utilità
nelle equazioni differenziali. In
uno scritto molto tecnico del 1782 intitolato Théorie des attractions
des sphéroides et de la figure des planètes, incluso anche nella Mécanique
céleste, Laplace sviluppò il concetto di potenziale, rivelatosi molto
utile nel campo della fisica. La pubblicazione della Meccanica celeste
di Laplace viene solitamente considerata come il punto di arrivo
culminante della concezione newtoniana della gravitazione. Laplace
e Lagrange, i due matematici di maggior rilievo della Rivoluzione,
avevano sotto molti aspetti concezioni opposte. Per Laplace la natura
costituiva l’essenza, e la matematica rappresentava soltanto un
bagaglio di strumenti che egli sapeva maneggiare con straordinaria
destrezza; per Lagrange la matematica era un’arte sublime fine a se
stessa. La matematica della Meccanica celeste è stata spesso descritta
come difficile, ma nessuno ha mai detto che è elegante; la Meccanica
analitica, al contrario, è stata definita un “poema scientifico”
per la perfezione e grandiosità della sua struttura. Chiudiamo
questa piccola riflessione con l’anno 1799, quando Napoleone conquistò
il potere e il periodo della Rivoluzione si può considerare concluso.
Tale data, però, non segna la fine delle attività dei “nostri”
matematici: ciascuno di essi continuò a portare contributi alla
matematica. Se possiamo trarre una lezione dai fatti successi due secoli
fa è che le cose che realmente contano nella matematica, e che hanno un
influsso duraturo, non sono quelle dettate da immediati bisogni pratici. Anche
in periodi di grandi sconvolgimenti politici e sociali sono le cose
dello “spirito”, nel senso francese del termine, quelle che contano
di più, e questo spirito viene forse impartito nel modo migliore da
grandi maestri. Ma forse ancor più importante di questa lezione è la
morale illustrata da Carnot, ossia che non ci si dovrebbe mai perdere
d’animo, per quanto deludente sia la situazione politica o
intellettuale. 100
TAVOLE IN
MOSTRA Gli
autori dell’Encyclopédie si erano impegnati a dare una visione
davvero aggiornata delle tecnologie in uso. Proposito eccellente che
naturalmente non aveva però potuto essere del tutto realizzato. Era
infatti inevitabile che un’opera di quella mole e quelle pretese
dovesse presentare disomogeneità, lacune ed errori.Di fatto si riuscì
a dare soltanto un quadro piuttosto statico del mondo tecnologico “di
prima”, anche se con un’ampiezza, una chiarezza, una qualità
grafica e artistica fino a quel momento mai viste, quadro statico che
per altro sembrava sollecitare un mutamento. Si trattava qui, come nelle
Descriptions, delle ultime immagini della letteratura tecnico-
scientifica che, in contrasto con quanto avveniva nei disegni tecnici,
impostati matematicamente e geometricamente, presentavano in ogni
processo anche l’uomo insieme all’attrezzo o alla macchina. Queste
tavole perciò ci informano anche sugli ambienti e su quanto fossero
duri allora certi lavori e si configurano, per una storia sociale del
lavoro in quel periodo, come una fonte di valore particolare cui non si
è ancora sistematicamente attinto. La
necessità delle illustrazioni trovava giustificazione, secondo i buoni
principi della filosofia sensista, nell’imperfezione dei linguaggi
tecnici in generale, imperfezione dovuta a una lunga tradizione di
indifferenza nei riguardi degli “oggetti della vita”: “La scarsa
consuetudine sia a scrivere che a leggere scritti sulle arti rende
difficile spiegare le cose in maniera intelligibile; donde l’esigenza
di illustrazioni. Si potrebbe dimostrare con mille esempi che un
vocabolario linguistico puro e semplice, per bene che sia fatto, non può
far a meno di figure senza incorrere in definizioni oscure e vaghe;
quanto più dunque e a maggior ragione tale ausilio era necessario per
noi. Un’occhiata all’oggetto o alla sua rappresentazione ne dice di
più che non una pagina scritta” (da “Prospectus” di Diderot). In
questa mostra vengono presentate 100 tavole, delle 2794 dell’opera di
Diderot e d’Alembert, che più direttamente possono richiamare la
matematica e la geometria applicata alla natura, ad altre scienze e al
lavoro dell’uomo: nell’architettura, nell’astronomia,nelle
tecniche artistiche, nella musica e negli strumenti, nelle scienze e
nelle tecniche tradizionali, nell’arte militare e nei mestieri della
vita quotidiana. Il “cuore” della mostra è rappresentato,
naturalmente, dalle Tavole di Matematica, nel quinto tomo della
“Raccolta”, eseguite sotto la direzione di d’Alembert, che ne
diede la spiegazione, fatta eccezione per la macchina aritmetica di
Pascal, presentata da Diderot. Ciò che le rende soprattutto
interessanti è lo squilibrio che contraddistingue la serie.
All’Algebra non spettano che due tavole, come all’Analisi. Le
macchine idrauliche invece, con le spiegazioni di Diderot, ne occupano
venticinque. Come dire che la matematica pura interessa gli editori
assai meno delle sue applicazioni pratiche.Il posto che ha in questa
serie la fabbricazione degli strumenti di misura riflette la stessa
preoccupazione. Quella che Diderot aveva espresso, fin dal 1753, nell’Interprétation
de la nature: “La sfera delle matematiche è un mondo
dell’intelletto, dove ciò che viene assunto come assoluta verità
perde completamente questa prerogativa quando lo si riporta sulla terra.
Se ne è dedotto che spettava alla filosofia sperimentale rettificare i
calcoli della geometria, conclusione accettata persino dai matematici.
Ma a che pro correggere il calcolo geometrico in base all’esperienza?
Non è più semplice attenersi ai risultati di questa? Dal che si vede
come la matematica,soprattutto quella trascendentale, non conduca a
nulla di preciso senza l’esperienza”. Seguendo il filo di questo
ragionamento la parte “matematica” della Raccolta va ben oltre la
serie di tavole dell’inizio del quinto tomo, sia pur arricchita dal
Supplemento: essa in pratica copre tutto il campo delle arti
meccaniche… Le
25 tavole di astronomia valgono molto meno del corpus di articoli
dedicati a questa scienza nell’Enciclopedia. Le tavole del quinto
tomo, preparate sicuramente agli inizi dell’impresa, sono quasi tutte
tratte da Chambers. Le migliori, e più numerose, concernono la
strumentazione. -
L’ARCHITETTURA E LA COSTRUZIONE………………………..
12 TAVOLE -
LE TECNICHE
ARTISTICHE……………………………………….
6 TAVOLE -
LA MUSICA E GLI
STRUMENTI…………………………………..
2 TAVOLE -
MINERALOGIA: geometria
sotterranea…………………………...
1 TAVOLA -
ASTRONOMIA
……………………………………………………... 17
TAVOLE -
GEOMETRIA E MATEMATICA ………………………………….
19 TAVOLE -
GNOMONICA
……………………………………………………….
9 TAVOLE -
NAVIGAZIONE
……………………………………………………...
1 TAVOLA -
MECCANICA
………………………………………………………...
5 TAVOLE -
OTTICA
………………………………………………………………
6 TAVOLE -
GEOGRAFIA
…………………………………………………………
2 TAVOLE -
TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA ………………………………….
3 TAVOLE -
TAGLIO DEI LEGNI
…………………………………………………
2 TAVOLE -
OROLOGERIA
……………………………………………………….
1 TAVOLA -
LA FUSIONE DELLE CAMPANE
…………………………………..
1 TAVOLA -
ARTE MILITARE
…………………………………………………….
4 TAVOLE -
MARINA E ARCHITETTURA NAVALE…………………………...
2 TAVOLE APPENDICE:
Dal discorso preliminare di Jean Le
Rond d’Alembert Nota:
Una
annotazione particolare merita l’ottimo CDROM
“L’ENCYCLOPEDIE” della DeAgostini Multimedia che presenta
la vita nel ‘700 attraverso le 2794 tavole dell’opera di Diderot e
D’Alembert. BIBLIOGRAFIA -
Encyclopédie,
ou Dictionnaire Raisonné des Sciences, des Arts et des Métiers, par
une Societé de Gens de Lettres. Mis en ordre et publié par M.Diderot,
de l’Académie Royale des Sciences et des Belles Lettres de Prusse ;
et quant à la Partie Mathematique, par M. d’Alembert, de l’Académie
Royale des Sciences de Paris, de celle de Prusse, et de la Societé
Royale de Londres, Briasson, David, Le Breton, Durand, Parigi,
1751-1780, 35 volumi, di cui 11 di tavole. Ristampa
in fac-simile 1966-67. -
Idem, traduzione italiana integrale a cura di A. Calzolari,Ricci,
Milano, 1970-78, 18 volumi. -
Antologia di testi tradotti con il titolo Enciclopedia o
Dizionario ragionato delle Scienze, delle Arti e dei Mestieri, Laterza,
Bari, 1968. -
Antologia,con lo stesso titolo, a cura di A.Pons, Feltrinelli,
Milano,1966. -
L’Enciclopedia e la Rivoluzione Francese, di Orrei, Le edizioni
del lavoro,Roma, 1946. -
L’Enciclopedia: Storia, Scienza, Ideologia, di Proust,
Cappelli,Bologna,1978. A
cura del Prof. Baldoni Renzo, Direttore del Museo.
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